makeup green

Green make up: vantaggi, caratteristiche e un brand polacco da scoprire

Negli ultimi anni, l’attenzione verso una beauty routine più consapevole ha cambiato anche il modo di scegliere il trucco.

Non si guarda più solo al colore, alla coprenza o alla durata di un prodotto. Conta tanto anche il modo in cui quel prodotto è stato formulato, confezionato, utilizzato, riciclato.

È in questo contesto che nasce l’interesse per il make up green.

Oggi vediamo che cosa si intende per make up consapevole e il caso di Inglot, un brand nato in Polonia un anno prima di me e oggi presente in oltre 90 Paesi tra Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente.

Che cos’è il make up green

Quando si parla di green make up ci si riferisce a prodotti per il trucco pensati con un’attenzione maggiore agli ingredienti, al packaging e alla riduzione degli sprechi rispetto al make up tradizionale.

Prima di definirsi green, un brand di make up dovrebbe fare attenzione ad alcuni aspetti:

  • Composizione del prodotto: ogni formula dovrebbe contenere una percentuale alta di ingredienti di origine naturale, solitamente intorno al 95%, come oli, burri, estratti vegetali, cere, pigmenti naturali o minerali.
  • Multifunzionalità: l’idea è scegliere prodotti che possano sostituirne più di uno. Per esempio, una tinta labbra che può funzionare anche come blush o come ombretto.
  • Packaging sostenibile: che non significa solo usare confezioni in vetro o materiali riciclabili. Perché conta anche il modo in cui il packaging viene progettato e utilizzato, e cioè:
    • permettere di usare il prodotto fino alla fine, per esempio con tubi facili da spremere, vasetti apribili o flaconi airless;
    • essere ricaricabile, quando possibile, come nel caso di palette refill, ciprie e ombretti sostituibili;
    • poter essere riutilizzato per altri scopi dopo l’uso, per esempio nel caso di barattoli, scatoline rigide o piccoli contenitori.

E poi c’è l’aspetto etico: un make up green dovrebbe considerare anche il tema dei test sugli animali. E questo vuol dire che, se un brand si dichiara cruelty-free, ci si aspetta che questa dichiarazione sia supportata da certificazioni riconoscibili, loghi ufficiali o controlli esterni.

Inglot: brand polacco di make up green

Fondata dal chimico Wojciech Inglot nel 1983 a Przemyśl, all’inizio l’azienda non produceva make up, ma un liquido per pulire le testine magnetiche dei vecchi registratori a cassette.

Poi è passata agli smalti per unghie e, dopo un altro po’, al make up professionale.

Perché ci piace Inglot:

  • è cruelty-free ed è inserito nella lista PETA;
  • più del 70% dei prodotti ha formule vegane certificate;
  • una buona parte dei prodotti è halal.

Certificazione halal e inclusività

Nel make up, halal non riguarda solo il mercato arabo, ma più in generale i consumatori musulmani che cercano cosmetici compatibili con la legge islamica.

Questo significa, per esempio, formule senza ingredienti vietati, come derivati del maiale o sostanze considerate impure, e processi produttivi controllati per evitare contaminazioni con materiali non halal durante lavorazione, confezionamento e trasporto.

Nel caso degli smalti, il tema è ancora più specifico. Prima della preghiera, i musulmani praticano il wuḍū, una purificazione rituale con l’acqua. Durante il wuḍū vengono lavate anche le mani, e l’acqua dovrebbe poter raggiungere la pelle e le unghie. Se qualcosa crea una barriera, come può succedere con uno smalto tradizionale, allora il rito non può essere svolto correttamente.

Gli smalti O2M di Inglot nascono proprio da questa esigenza: lasciar passare aria e acqua verso la lamina ungueale.

E qui il discorso si allarga e Inglot ci fa vedere che il make up green non è solo formule naturali, packaging sostenibili e riduzione degli sprechi. Ma anche una questione di accessibilità, e quindi non solo più tonalità per incarnati diversi, ma anche formule compatibili con esigenze religiose, culturali o personali specifiche.

Freedom System di Inglot: personalizzazione e meno sprechi

Il Freedom System è il sistema di palette componibili di Inglot.

Si sceglie una palette vuota e la si riempie con singole cialde di ombretti, blush, ciprie, bronzer, illuminanti o altri prodotti pressati.

Quando una cialda finisce, si sostituisce solo quella, senza buttare l’intera palette.

Questo sistema risponde a due esigenze. La prima è la personalizzazione: ogni persona può costruire una palette adatta ai propri colori, al proprio stile e alle proprie abitudini. La seconda è la riduzione degli sprechi: invece di acquistare palette già pronte, in cui inevitabilmente ci saranno tonalità che non verranno mai usate, si comprano solo i prodotti che servono davvero.

Una palette componibile non elimina l’impatto ambientale del make up. Restano produzione, trasporto, smaltimento. Però aiuta a usare meglio quello che si compra e a sostituire solo quello che finisce.

Inglot: il trucco come espressione personale

Per troppo tempo il trucco ci è stato raccontato attraverso codici rigidi: correggere, uniformare, apparire più ordinati, rientrare in un certo modello di bellezza. Oggi, invece, può essere anche colore, identità, libertà, gioco.

Ed è in questa ottica che Inglot comunica il make up come forma di espressione personale e libera.

Lo si è visto, per esempio, nella collaborazione tra Inglot e Netflix per la serie polacca Królowa. In occasione della promozione della linea di smalti ispirata alla serie, il brand ne ha approfittato per ricordarci che il make up non è una cosa da donne, ma un linguaggio personale, creativo, che appartiene a chiunque voglia usarlo.

Green make up e accessori

Anche pennelli, spugnette, temperini e dischetti struccanti rientrano nella logica del green make up.

Se si vuole una routine più sostenibile, conviene guardare anche a questi elementi:

  • pulire regolarmente pennelli e beauty blender, così durano più a lungo;
  • evitare pennelli in pelo animale, se si cerca una routine cruelty-free;
  • usare spugnette e dischetti lavabili invece di accessori monouso.

Anche il gesto di struccarsi può far parte di una beauty routine green. Un olio o un burro struccante possono essere alternative pratiche all’acqua micellare o al latte detergente, perché si usano senza dischetti di cotone usa e getta. Ma non solo.

Quando sono venduti in barattoli o flaconi riciclabili, spesso in vetro, diventano una scelta più coerente con una routine a basso spreco rispetto ai packaging monouso.

Green make up in conclusione: comprare meno

Il green make up non è solo una categoria di prodotti, ma un modo più attento di costruire la propria routine.

Significa controllare formule e certificazioni, ridurre gli sprechi, usare meglio quello che si compra e finire i prodotti prima di sostituirli.

Vuol dire anche scegliere accessori lavabili, preferire packaging ricaricabili o riciclabili e preoccuparsi di come un prodotto prodotto viene formulato, confezionato, utilizzato, riciclato.

E poi vuol dire comprare meno, e scegliere meglio.

Tutto quello che avremmo voluto sapere sul make up green

Camilla Cignarella

Sono nata e cresciuta ad Avellino, un piccolo centro del sud Italia. A 25 anni mi sono trasferita in Spagna. Ho vissuto un anno in Andalusia, poi mi sono spostata a Barcellona. Ho lavorato in un ostello, in un ristorante italiano e in una piccola casa editrice indipendente. Nel frattempo studiavo all’università, scoprivo la letteratura sudamericana e me ne innamoravo....

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